Testi critici

A cura di Cristina Aglietti

Sul filone della ricerca sinestetica si inserisce la mostra-evento SINESTESIE – VEDERE IL SUONO la quale, in questa che vuole essere una prima edizione, mira ad esplorare la particolare connessione sensoriale che intercorre tra il suono e l’immagine. Il suono è un fenomeno sensibile, una vibrazione periodica regolare dell’ambiente, percepita soltanto dal sistema uditivo e dell’equilibrio. La sua rappresentazione visiva si lega direttamente al trasferimento sensoriale in atto nell’artista e alla sua personale esperienza: dall’udito alla raffigurazione passando attraverso l’interpretazione personale. Venti giovani, provenienti dai più diversificati ambiti formativi, professionali ed espressivi, sono stati chiamati a realizzare un’opera originale, al fine di confrontarsi fra loro con tecniche e poetiche differenti che possano, dunque, reinterpretare il suono in una chiave nuova e diversa da quella che solitamente ha.
Lo scopo è stato quello di stimolare ognuno di loro a manipolare sperimentalmente il proprio linguaggio artistico per giungere alla trasformazione del suono in modo da consentirne la fruizione attraverso gli occhi. Il suono, in tal modo, viene tramutato non solo in materia, rendendo dunque concreto qualcosa di apparentemente immateriale, ma in opera d’arte, il cui valore aggiunto si individua oltre che nella valenza estetica, differente in ogni opera, soprattutto in quella concettuale.

L’eterogeneità delle opere in mostra, realizzate secondo modalità individuali corrispondenti a ciascun ambito di ricerca, è espressione collettiva di una tematica che ha incontrato il gusto e la sensibilità degli artisti. In un momento culturale in cui la stimolazione audiovisiva sembra sovrintendere ad ogni esperienza conoscitiva, la loro risposta artistica sarebbe potuta essere disillusa, ribellistica o segnata da impeto distruttivo, invece ha mostrato come il tema sia stato uno spunto per riconsiderare l’uomo nella sua esigenza di armonia interiore, dunque di equilibrio.
In alcune opere, il suono è evocato mediante immagini “poetiche”, riflessioni sull’essenza della vita che fluisce e muta attraverso il tempo. In altre, è legato al vissuto personale, magico pozzo della memoria, luogo di un passato eternamente vitale. In altre ancora, è reso visivamente come rumore, rumore della fagocitante metropoli moderna, che strania la percezione e la volontà. In tutte, a prescindere dal mezzo espressivo utilizzato, l’esperienza sinestetica scaturisce dal carattere soggettivo: la presenza del suono, infatti, dall’armonia al rumore, non è mai semplicemente acustica ma, legata prima di tutto alla vista, diviene puramente psichica. Secondo Kandinsky, i colori e le forme liberano un loro “suono interno” che viene udito dal di dentro. L’essenza introspettiva delle opere esposte potrebbe anche essere considerata un limite: per superarlo, secondo recenti teorie, l’artista dovrebbe servirsi di dispositivi che trasformino elettronicamente uno stimolo appartenente ad un ambito sensoriale in quello di un altro, o che stimolino più sensi contemporaneamente e con rigorosa precisione. In SINESTESIE, invece, la maggior parte degli artisti, pur sperimentando, fa uso “moderato” della tecnologia, per mirare piuttosto all’elaborazione di una poetica artistica che conduca ad una maggiore consapevolezza di sé, attraverso l’attivazione “interna” di un interscambio fra i sensi.
È evidente l’intento comune di affidare a ciascuna opera la propria dimensione interiore e irrazionale, in un percorso creativo alla riscoperta del naturale equilibrio tra l’armonia dello spirito, i colori e il mondo dei sensi. La finalità è di mutare, come sempre, l’assetto percettivo del reale, agendo sull’animo dello spettatore e sulla sua capacità emotiva di cogliere la propria istintiva sonorità.

Cristina Aglietti