IL TEMA DELLA TERZA EDIZIONE 2009-2010

Le opere che hanno caratterizzato fino ad ora il Premio Sinestesie, a partire dall’esposizione pilota del 2005, hanno mostrato come le arti visive indaghino il fenomeno in special modo attraverso combinazioni sensoriali, quali vista/udito, vista/gusto, tatto/udito/vista e via di seguito, coinvolgendo i sensi in specifiche associazioni più che nella loro molteplicità.
A seguito dell’evento sismico, disastroso per L’Aquila e il suo territorio, che ha sconvolto e mutato la vita di tutti coloro che lo hanno vissuto e non solo, in questa nuova edizione del Premio il terremoto si impone come tema da esplorare, non solo per richiamare alla memoria la catastrofe, in modo che l’oblio non ne veli definitivamente il ricordo, ma anche perché il terremoto come fenomeno naturale ha interessato più che mai simultaneamente i cinque sensi: l’udito coinvolto dal suono del terremoto, sorta di boato o ruggito di una Madre Terra ribellatasi con tutta la sua onnipotenza, ma coinvolto anche dal rumore dei crolli e dalle grida delle persone; la vista polarizzata dalle macerie e dai numerosi feriti; l’olfatto punto dall’odore acre della polvere dei crolli e da quello ancor più penetrante del gas diffuso in ogni dove; il tatto scoperto improvvisamente al buio come unica risorsa per tentare di orientarsi e capire quanto fosse avvenuto; infine il gusto, il gusto secco della polvere ad irritare la gola o quello, infine meraviglioso, del cibo giunto dai soccorsi a ristorare dopo infinite ore di angoscia e annichilimento.

La natura del territorio sul quale viviamo fa sì che quasi ogni regione d’Italia sia stata interessata più o meno direttamente da eventi sismici: per questo la nuova edizione del Premio vuole spronare tutti gli artisti che hanno vissuto il terremoto in prima persona, così come tutti coloro che lo hanno sperimentato di riflesso, attraverso immagini e racconti giunti all’immaginario collettivo, ad indagare il terremoto come fenomeno non solo di natura geofisica ma anche plurisensoriale. All’arte si vuole affidare il compito di universalizzare l’esperienza che si è fatta di esso, innalzandola al livello superiore non solo del Bello, ma ancor più del Sublime, nell’accezione che quest’ultimo concetto assunse già nell’Estetica settecentesca, ad esempio nel pensiero del filosofo britannico Edmund Burke.

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